Presentato il rapporto Cobat 2018 che sintetizza le attività dello storico consorzio per la raccolta e il riciclo attivo dal 1988 nel dare nuova vita a pile e batterie, rifiuti elettronici e agli pneumatici fuori uso. Un documento di rilievo per capire il settore del recupero dei materiali inquinanti e lo stato dell’arte dell’economia circolare nazionale. Un documento, quest’anno, incentrato soprattutto sulle apparecchiature elettriche ed elettroniche, ma con alcuni accenni pure ai futuri cambiamenti dovuti all’avvento delle auto elettriche. Un settore dove Cobat introdurrà importanti novità che saranno annunciate durante la prossima edizione di e_mob in programma a Palazzo Lombardia di Milano dal 26 al 28 settembre. D seguito il comunicato stampa del Rapporto Cobat 2018.

Più elettronica, meno rifiuti: i nuovi modelli di business che cambiano l’industria

Cobat nel 2018 ha avviato al riciclo oltre 140 mila tonnellate di rifiuti tecnologici. Intanto la produzione e il consumo iniziano a cambiare verso l’economia circolare

L’economia circolare sta già iniziando a trasformare l’industria, in particolare quella dell’elettronica. Un cambiamento dettato da novità normative, ma anche e soprattutto dalla nuova tecnologia e da innovativi modelli di business. E poi c’è l’attenzione alle politiche di sostenibilità, che è cresciuta e continuerà ad aumentare nei prossimi anni, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei rifiuti e il riciclo. È quanto emerso nel corso della presentazione del Rapporto Cobat 2018, tenutasi oggi al MAXXI di Roma.

Quest’anno lo storico consorzio che si occupa di economia circolare in Italia dal 1988, oltre a rendere pubblici i dati della raccolta e del riciclo dei rifiuti tecnologici nel Paese, ha lanciato la ricerca “Scenari e strategie future di gestione dei rifiuti tecnologici”, realizzata da Althesys, società di consulenza professionale indipendente che opera nei settori chiave di ambiente, energia, infrastrutture e utility.

Nel corso dei prossimi anni, le apparecchiature elettriche ed elettroniche saranno sempre più accessibili: più persone si potranno permettere di avere una miriade di dispositivi, grazie all’incessante sviluppo sociale ed economico. Di conseguenza, dovrebbe di pari passo aumentare il flusso di rifiuti, con importanti ripercussioni sul piano ambientale e su quello economico. Ma sarà davvero così? In realtà, l’equazione non è così scontata. Stanno cambiando le modalità di distribuzione, le esigenze dei consumatori. Sta cambiando l’economia, con la sharing economy, la subscription economy, la convergenza tra prodotti e servizi, la dematerializzazione e la diffusione dei sistemi cloud. Sta cambiando – anzi, è già cambiato – il quadro normativo, con specifiche misure sull’ecodesign e l’obsolescenza programmata. E poi c’è la grande incognita delle vendite online, che stanno acquisendo un peso crescente e riguardano sia acquisti all’interno di una stessa nazione, che da un Paese a un altro.

“La filiera dei prodotti tecnologici e del loro fine vita non cambierà solo per l’applicazione dei principi dell’economia circolare, ma anche (in qualche caso soprattutto) perché si evolverà il modo di produrre, vendere e utilizzare i prodotti”. – spiega Alessandro Marangoni, CEO di Althesys“Molti di questi non saranno più acquistati dai consumatori ma diventeranno servizi: non “pay for goods”, ma “pay for use”. Muteranno i canali di vendita, sempre più online, e con questi le modalità di gestione del fine vita. L’innovazione tecnologica modificherà anche materiali e componenti dei prodotti, cambiando cicli di vita e flussi delle materie prime. Alcune saranno strategiche (p.e. terre rare), altre porranno nuove questioni e soluzioni per il recupero (batterie nell’automotive). Tutto ciò richiederà un più efficiente uso delle risorse e il riciclo, favorendo il recupero di materie prime seconde da diversi flussi, con particolare focus su quelli dei dispositivi elettronici”.

Nel medio periodo, le politiche europee sull’economia circolare delle apparecchiature elettriche ed elettroniche potrebbero essere ancora più incisive. Il riferimento non è al Pacchetto europeo sull’economia circolare, che già segue i binari del recepimento da parte dei diversi Stati membri, ma alle soluzioni adottate da alcune nazioni e che è possibile diventino un modello in tutto il Vecchio Continente.

La Francia da alcuni ha adottato una modulazione dell’eco-contributo, con l’obiettivo di incentivare i produttori di dispositivi elettronici a migliorare design e riciclabilità dei propri prodotti. La Germania ha già deciso di seguire questo approccio introducendo al momento tale sistema nel solo comparto degli imballaggi.

“Cobat da oltre 30 anni – afferma Giancarlo Morandi, Presidente di Cobat è il braccio operativo di un’economia circolare che trasforma in nuove materie prime montagne di prodotti non più utili, erroneamente considerati rifiuti. Aggiustiamo costantemente il nostro lavoro al cambiare degli orizzonti, normativi e tecnologici. Seguiamo gli andamenti, tutt’altro che rettilinei, della politica e del mercato in Italia e in Europa. Oggi finalmente possiamo dire che l’economia circolare sta iniziando a diventare quello che tutti noi speravamo: la normalità”.

Cobat è la grande piattaforma italiana di servizi per l’economia circolare. Grazie a un network logistico, che garantisce una copertura omogenea e capillare in tutta Italia, a 70 Punti Cobat e a 25 Impianti di Trattamento e Riciclo accreditati, il Sistema Cobat, con i consorzi di filiera Cobat RAEE, Cobat RIPA e Cobat TYRE, assicura agli oltre 1.200 Produttori e Importatori iscritti, con un immesso al consumo di oltre 230 mila tonnellate, un servizio efficiente di raccolta, stoccaggio e avvio al riciclo dei rifiuti ottimizzando i costi e abbattendo le emissioni in atmosfera con ritiri “a chilometro zero”.

“Per decenni il ruolo di Cobat è stato garantire la raccolta e il riciclo prima di pile e accumulatori esausti, poi di rifiuti elettronici e pneumatici fuori uso”. – aggiunge Michele Zilla, Direttore Generale del consorzio “Oggi continuiamo il nostro impegno, ma ci siamo trasformati per anticipare le nuove sfide tecnologiche e normative: la nostra storia e il nostro know-how sono diventati la base per fare di Cobat un sistema con capacità progettuale e visione industriale”.

“Dai dati del Rapporto Cobat emergono risultati importanti che ci devono spingere a fare meglio – ha dichiarato Ermete Realacci, Presidente della Fondazione SymbolaOltre che all’ambiente, la corretta gestione del ciclo dei rifiuti e il riuso dei materiali fanno bene a intere filiere produttive e proprio dal riciclo delle materie prime può derivare un pezzo importante della nostra green economy. Un’economia che guarda al futuro ed è competitiva proprio perché scommette
sull’innovazione, sull’ambiente e sulla qualità e che va sostenuta. Il traguardo di un sostanziale azzeramento dei rifiuti in discarica, e più in generale quello dell’economia circolare, non è oggi un’idea romantica, ma una prospettiva industriale concreta ed economicamente vantaggiosa”.

Risulta evidente come nei prossimi anni, per quanto riguarda la raccolta ed il trattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici, sarà necessario confrontarci con nuove sfide ed opportunità che dovremo essere capaci di affrontare e cogliere – conclude Marco Imparato, Direttore Generale di APPLiA Italiaquesto sarà però possibile solo analizzando e risolvendo le attuali falle del sistema. Attuare soluzioni semplicistiche non ci permetterà di raggiungere gli obiettivi attesi, solo un impegno corale di cittadini, industria, aziende della raccolta, comuni, distribuzione e delle istituzioni porterà a dei risultati soddisfacenti. È tempo ormai per un reale ed oggettivo confronto su questi temi, i produttori sono pronti.”

I dati 2018: risultati raggiunti e obiettivi futuri

Cobat gestisce oltre 140 mila tonnellate di prodotti a fine vita, divisi tra batterie al piombo, pile portatili, RAEE e PFU.

  • Batterie al piombo esauste
    Il Consorzio ha raccolto nel 2018 oltre 116 mila tonnellate. Le regioni che registrano il maggiore incremento dei quantitativi di raccolta sono Molise (+17%), Campania (+11%) e Lazio (+8%). In termini assoluti, invece, Lombardia, Veneto e Campania raggiungono i migliori risultati rispettivamente con oltre 22 mila tonnellate la prima e oltre 12 mila tonnellate raccolte le altre due.

 

  • Pile portatili esauste
    Nel 2018 sono state oltre 6 mila le tonnellate di raccolte in tutta Italia. Nel 2018 si registra una diminuzione della raccolta di pile portatili, di circa il 10% a livello nazionale; l’andamento è legato principalmente alle diminuzioni riscontrate in Lombardia (-30%), Veneto e Lazio, che restano tuttavia in termini assoluti le regioni più virtuose, rispettivamente con 353 tonnellate, 245 tonnellate e 96 tonnellate di pile portatili esauste raccolte. Le differenze di raccolta su base regionale sono riconducibili principalmente alla riassegnazione delle province di competenza ad opera del CDCNPA-Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori valida per il biennio 2018 – 2020.

 

  • RAEE-Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche
    Il 2018 ha rappresentato per Cobat un anno significativo nella gestione dei RAEE: i 1.392 Punti di Raccolta gestiti in tutta Italia hanno prodotto quasi 19 mila tonnellate di RAEE (+35,43%). Nel 2018 si registra una crescita di raccolta costante in tutti i Raggruppamenti, in particolare il Raggruppamento R2 (altri grandi bianchi, +381%), seguito dal Raggruppamento R4 (piccoli elettrodomestici, +113%). Il Raggruppamento R3 (TV e monitor), con oltre 8 mila tonnellate, resta in assoluto quello in cui il Consorzio registra la maggior quantità raccolta. Per quanto riguarda i RAEE professionali, la raccolta è gestita direttamente dal Consorzio con operatori logistici altamente qualificati ed è passata dalle 1.360 tonnellate del 2017 alle 1.401 tonnellate del 2018.

 

  • PFU-Pneumatici Fuori Uso
    Anche nel 2018, ai sensi del D.M. 82/11, Cobat ha ottenuto il formale riconoscimento da parte del Comitato per la Gestione degli Pneumatici Fuori Uso presso ACI, al fine di svolgere la gestione degli PFU prodotti dal settore dell’autodemolizione. Il quantitativo di PFU nel 2018 ha superato le 2 mila tonnellate (+6,5%). L’incremento registrato in questa filiera è il risultato di una fidelizzazione in crescita degli autodemolitori, in parte svolta da Cobat sul territorio e in parte spontanea per il riconoscimento di affidabilità che Cobat è riuscito a consolidare presso la categoria.

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