Il dilemma del divulgatore

Divulgare efficacemente richiede la concomitanza di quattro caratteristiche: bisogna essere rigorosi, per evitare che chi ascolta venga fuorviato, usare un linguaggio e degli esempi comprensibili anche a chi non ha una approfondita preparazione specifica; bisogna essere interessanti per mantenere l’attenzione del pubblico e, ultimo ma non per ultimo, sintetici perché l’attenzione cala col passare del tempo.
Tutte queste caratteristiche sono ben riassunte in un TEDTalk, come quello che sono stato chiamato a tenere a Rovigo in Settembre: spiegare la rivoluzione della Mobilità Elettrica in 18 minuti coinvolgendo 500 persone che – probabilmente – non ne avevano mai sentito parlare.

Una trasformazione radicale

La transizione alla mobilità elettrica altera in modo irreversibile uno dei maggiori comparti produttivi del sistema economico mondiale. Per limitarci all’Italia il settore Automotive vale circa 150 miliardi di euro l’anno ma se per magia domattina ci svegliassimo a transizione avvenuta ci accorgeremmo che questi 150 miliardi si sono ridotti a 100 ma – in più – che gli interpreti sono quasi tutti diversi: per fare un esempio, gli oltre 50 miliardi all’anno di spesa a beneficio delle società petrolifere per i carburanti sono diventati circa 24 a beneficio dei fornitori di energia elettrica, oppure i quasi 30 miliardi di componenti meccaniche si sono trasformati in un pari valore di componenti elettriche ed elettroniche!

Non è dunque assurdo parlare della maggiore rivoluzione che sconvolgerà il mondo industriale dall’invenzione del motore a vapore.
Per fortuna abbiamo tempo: sostituire un parco circolante di 36 milioni di vetture richiederà decine d’anni (anche se nessuno sa veramente quanti) dandoci il tempo di trasformare e riorganizzare l’intera filiera produttiva.

L’importanza dell’infrastruttura

Non è difficile capire che l’infrastruttura gioca un ruolo di primo piano in questa trasformazione, basta pensare all’importanza delle rotaie per la diffusione del trasporto ferroviario o della rete cellulare per le comunicazioni mobili. In questo caso però l’infrastruttura è rappresentata dalla rete di caricatori che consentono alle vetture elettriche di rifornirsi. Il rifornimento elettrico, infatti, è molto diverso da quello a cui siamo abituati, che si svolge in un modo solo: ci si ferma al distributore e si riempie il serbatoio. Nel caso elettrico, invece possiamo distinguere due modalità molto diverse tra loro: quella notturna, che usa caricatori a bassa potenza per ricaricare la batteria di una vettura nel corso di molte ore e che avviene su suolo privato in corrente alternata e quella diurna, che carica le vettura in mezz’ora su suolo ad accesso pubblico in corrente continua. Le differenze – purtroppo – non si fermano agli aspetti tecnici, perché se un caricatore per carica notturna costa poche migliaia di euro, quello per carica diurna ne costa almeno venti volte tanti!

Nulla da temere invece per quanto riguarda la disponibilità di energia elettrica: da circa un decennio, infatti, i consumi di energia elettrica sono in calo dal massimo storico di 340 TWh / anno, grazie alle misure di efficientemente di edifici ed elettrodomestici ed il carico ulteriore rappresentato dai veicoli elettrici è tranquillamente alla portata delle reti elettriche di quasi tutti i Paesi e dell’Italia in particolare.

Paradossalmente, neppure i capitali sono un problema reale: la rete di caricatori diurni che sarà necessaria a regime infatti è stimabile in circa 125.000 punti di ricarica Fast (quelli costosi), non poi tanto distanti dalle circa 80.000 pompe che erogano carburanti oggi in Italia. L’investimento totale per realizzare questa rete non arriva a 5 miliardi di euro, una cifra importante, ma meno di un quarto di quanto gli automobilisti risparmieranno ogni anno usando carburante elettrico anziché fossile!

Un mondo più semplice

Con l’occasione, possiamo forse metter mano a formule in grado di semplificare grandemente la vita di aziende e privati: la digitalizzazione ha infatti consentito un enorme abbattimento del costo marginale di molti prodotti venduti “a contatore”: oggi nessuno paga più gli scatti telefonici o i gettoni che pure ricordiamo benissimo; nessuno noleggia più una videocassetta per vedersela a casa propria. Questi prodotti / servizi (come anche altri) vengono offerti con tariffazioni forfettarie “all you can eat” con una enorme semplificazione del processo di billing e un significativo vantaggio per l’utente.
Noi siamo persuasi che anche la ricarica elettrica seguirà la stessa evoluzione: certo forse è eccessivo aspettarsi da una utility tradizionale una rivoluzione di questo tipo: in fin dei conti, si tratta sempre di aziende sviluppatesi dietro l’ombra del contatore che – mutatis mutandis – altro non è che il sostituto del contagiri del distributore di benzina.
Noi invece proponiamo pacchetti tariffari forfettari che alle imprese consentono anche il non trascurabile vantaggio di dimenticarsi di tutto il processo amministrativo legato a carte carburante e rimborsi benzina verso i dipendenti; tanto, per rubare la battuta un po’ provocatoria ad un dirigente di una importante società elettrica “contabilizzare un kilowattora costa più che produrlo”.

Gianni Catalfamo

Gianni Catalfamo

Ingegnere

Gianni Catalfamo, è un ingegnere nucleare di Milano che si è occupato di Informatica in aziende come IBM e Olivetti, concludendo quale Amministratore Delegato per l’Italia di Lotus Development, (di cui molti ricordano il foglio elettronico Lotus 1-2-3), di Comunicazione d’Impresa creando e dirigendo una delle maggiori agenzie italiane di Relazioni Pubbliche dedicate al mondo dell’innovazione tecnologica che oggi, con il marchio Ketchum, fa parte del gruppo USA Omnicom e – dal 2015 – di Mobilità Elettrica con la OneWedge una start-up innovativa di cui è co.-fondatore ed Amministratore Delegato.
Ha pubblicato due saggi sui temi dell’Identità Digitale e sul Governo dei processi di Trasformazione Digitale.
Dopo aver vissuto in Italia, Stati Uniti, Francia ed Inghilterra in vari periodi della sua vita, vive oggi con la famiglia in una fattoria tardosecentesca alle porte di Pavia.

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